Una fashionista alla conquista del mondo

La mia storia comincia esattamente 5 anni fa, quando per la prima volta decisi di andare a Linosa, da sola. Volevo fare qualcosa di diverso e soprattutto per i fatti miei. Questo momento di indipendenza mi ha segnata e ha dato così inizio alla mia voglia irrefrenabile di andare in giro e di conquistare qualche nuova meta. Sono una persona che fa tutto molto gradualmente, quindi ho iniziato pian piano con una settimana alla scoperta delle tartarughe marine in Sicilia, l’anno successivo due mesi, poi sono stata via tre anni ad Ancona. Ad oggi sono in Inghilterra fino a data da stabilirsi.
La verità è che ho sempre fatto tutto gradualmente perchè sono sempre stata una persona insicura e sempre convinta di non essere all’altezza. Convinta di non avere le capacità per fare qualcosa all’estero. Convinta che gli altri fossero sempre meglio di me. Ora che sono qui e non si sa dove sarò tra qualche mese, vorrei darvi qualche consiglio se anche voi vi trovate nella mia stessa situazione.
Il primo passo è crederci. Se lo volete davvero presto si realizzerà, basta solo avere il coraggio di comprare il biglietto dell’aereo e di partire.


Il secondo passo è convincersi che gli ostacoli sono solo qualcosa che ci può dare la giusta grinta per andare avanti e che bisogna considerare gli errori non come delle sconfitte come un nuovo inizio.

Il terzo passo è … far stare tutto in valigia. Ebbene si, uno dei miei problemi più grandi dopo aver superato i primi due step, era proprio questo. Come ben potete immaginare non sono una tipa da “zaino in spalla”. Sono arrivata in Inghilterra che avevo ben 3 valigie, più borsa e bagaglio a mano. Più mezzo bagaglio a mano di mia madre. Ho messo in valigia praticamente tutto, ad eccezione di abitini troppo leggeri e costumi da bagno, che non sono proprio l’ideale in questa zona piovosa del mondo. Avevo organizzato tutto in questo modo: una valigia dove stava tutto il necessario per capelli, skincare, make-up, phon &Co, una valigia per scarpe e borse, una per vestiti, giacche e accessori. Il bagaglio a mano per le cose “tecnologiche” e libri. Converrebbe stare più sul leggero, ma ne ho approfittato del fatto che mia madre mi ha accompagnata.
Avevo messo via dei soldini, che mi avrebbero permesso di concedermi un pò di shopping. Nel frattempo è capitato qualcosa alle mie scarpe, penso che durante la notte si siano riprodotte. Hanno invaso la camera, nonostante fossi partita con lo stretto necessario (circa 5 paia di scarpe, che per me sono davvero poche). Non vi rivelo il numero attuale, sarebbe imbarazzante. In ogni caso credo che sia capitato qualcosa di simile anche alle giacche, alle sciarpe, agli smalti, alle collane… insomma c’è stata una arribadas generale (per chi non lo sapesse, si tratta di un evento meraviglioso in cui centinaia di tartarughe si trovano tutte sulla stessa spiaggia e depongono ciascuna centinaia di uova… insomma si riproducono deponendo tante uova dalle quali un giorno usciranno dei tartarughini).
La verità è che la mia partenza è nella mia mente era vista come un trasloco, non ero convinta di voler tornare in Italia e se tutto andrà bene, per un pò di tempo me ne starò qui. Nella mia cameretta super affollata a dormire con il piumone nel mese di agosto.

Il mondo in cui lavoro è un mondo strano. Un mondo un pò alternativo (nello stile) e in cui c’è la convinzione che se mi vesto in un certo modo, ho le unghie curate e indosso un cappello divento automaticamente una incapace, che ha paura di rompersi le unghie e di spettinarsi i capelli. Ma, mai giudicare un libro dalla copertina. Anche se viaggio con centordici valigie, indosso abitini e metto tacchi, non significa che non sia in grado di buttarmi in acqua in immersione quando necessario, di vestirmi con la tuta e di sporcarmi. Ho spalato cacca in quantità industriali quando lavoravo in un bioparco senza farmi troppi problemi. In canile mi vestivo con tuta impermeabile per portare i cani a spasso e giocare con loro sotto la pioggia e nel fango. A Linosa indossavo pantaloni larghi con cavallo basso e birkenstock tutto il giorno per essere comoda e pronta a tutto. Ho lavorato per un anno, lanciandomi in acqua anche in inverno (e con la muta umida, non la stagna!) per fare campionamenti. Tutto questo è per dirvi che i pregiudizi sono dietro l’angolo. Siate determinate, fate vedere quanto valete, non lasciatevi giudicare dallo smalto di Dior o dalla statement necklace appariscente. Convincete la gente che dietro alla ragazza super fashion, con la Louis Vuitton al braccio, ci sia una lavoratrice determinata, capace e che non ha paura di spezzarsi le unghie. Il mondo sarà ai vostri piedi.

Silvia

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16 pensieri su “Una fashionista alla conquista del mondo

  1. Paola Fratus ha detto:

    E' bello e piacevole leggere quello che hai scritto, facendoci conoscere un po' di te…
    Ho scoperto che abbiamo alcune cose in comune (tipo il fatto di non riuscire mai a viaggiare leggere!:-) e anche una insicurezza di fondo che porta a fare le cose gradualmente, per mettersi alla prova) e poi mi hai aiutato a dare un nome a quello strano fenomeno che colpisce inspiegabilmente anche le mie scarpe…e le mie borse…e i miei vestiti… arribadas! me ne ricorderò!
    I tuoi consigli sono utilissimi per tutto ciò che si voglia fare nella vita… un grosso in bocca al lupo per la tua conquista del mondo! 😉
    Baci
    Paola ♡
    PollywoodbyPaolaFratus

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